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lunedì 2 maggio 2016

DISTORSORE O OVERDRIVE?

Pubblico un articolo che scrissi tempo fa per STRUMENTI MUSICALI. Si parla di differenza tra distorsore e overdrive.

DISTORSORE O OVERDRIVE?

L'eterno dilemma di chi non sa decidersi! Sarà meglio il distorsore o l'overdrive? Ma poi che differenza c'è?

Prima di addentrarci in spiegazioni più o meno tecniche iniziamo dal concetto di "distorsione". Per distorsione si intende un'alterazione della forma originale di un'immagine, un suono o, in via del tutto astratta, di un pensiero. Alla luce di questo la distorsione è vista come un difetto, o meglio un effetto indesiderato. Per capirci meglio un dispositivo Hi-Fi si comporta in maniera lineare restituendo all'uscita lo stesso segnale che si trova all'ingresso, lasciandone inalterate le caratteristiche. Nel mondo dell'amplificazione per chitarra, invece, non vale questo principio, soprattutto per noi chitarristi che invece facciamo della distorsione il nostro asso nella manica. Passiamo a descrivere fisicamente cosa si intende per distorsione e cosa per overdrive. Nel caso della distorsione la forma d'onda in ingresso viene "squadrata", viene cioè trasformata da sinusoide in onda quadra. Nel caso dell'overdrive, invece, abbassata in modo che i suoi picchi siano contenuti all'interno del range prestabilito; non viene fatto alcun taglio alla forma d'onda. Quindi concettualmente stiamo parlando di due processi completamente diversi sia da un puntao di vista fisico che elettronico.
La distorsione si ottiene partendo da un dispositivo chiamato "Trigger di Schmitt" (un amplificatore operazionale) che trasforma l'onda "sinusoidale" in ingresso in un'onda quadra. L'onda quadra generata, che è il segnale distorto, viene miscelato al segnale "pulito" proveniente dalla chitarra tramite un controllo che può chiamarsi "DIST" o "GAIN"a seconda delle case produttrici. L'overdrive invece si ottiene portando a saturazione il preamplificatore senza modificare in alcun modo la forma d'onda. Il classico suono overdrive è quello tipico degli anni settanta, ottenuto regolando il volume degli amplificatori al massimo- L'unico inconveniente a quei tempi era appunto il volume, problema poi risolto aggiungendo un potenziometro che regola il volume di uscita del preamplificatore. Grazie a questo potenziometro è possibile portare il preamplificatore a saturazione mantenendo dei volumi accettabili. Quindi è chiaro che la saturazione avviene quando il volume del segnale ha raggiunto il suo limite massimo, ma questo comporta anche uno schiacciamento della dinamica. Un suono molto saturo è, per sua natura, un suono poco dinamico. Se suoniamo con un suono molto distorto e proviamo ad abbassare il potenziometro del volume della chitarra ci accorgiamo che il volume non diminuisce. Quello che diminuisce è la quantità di distorsione, il guadagno. La dinamica diminuisce all'aumentare della saturazione, quindi dinamica e saturazione non vanno assolutamente daccordo, ma c'è un modo per farli coesistere. Negli anni ho imparato, da chitarristi molto più bravi di me, come poter rendere dinamico un suono molto saturo: la soluzione maggiormente praticata è quella del boost. Si parte da un suono molto saturo e si abbassa gradualmente il gain, poi si aggiunge un pedale, ad esempio un overdrive, con il gai quasi a zero e il volume quasi al massimo. In questo modo non facciamo altro che aumentare il volume del segnale di ingresso dell'amplificatore e di conseguenza di conseguenza aumentare la saturazione del canale stesso. Il pedale in questio può essere un overdrive, un distorsore, un equalizzatore, un compressore, la scelta va fatta in base al risultato che vogliamo ottenere, l'importante è che questo pedale abbia la possibilità di aumentare il volume del segnale. Esistono pedali nati per compiere questo semplice compito, si chiamano boost. Il concetto è molto semplice: se l'amplificatore lavora, ad esempio, moltiplicando per dieci il guadagno del segnale in ingresso, è facile capire che se il segnale in ingresso vale uno quello che esce è dieci, se invece vale dieci uscirà cento. A questo punto la quantità di saturazione è gestita dal pedale e l'amplificatore può lavorare ad un guadagno tale da non compromettere troppo la dinamica. E' possibile applicare questo concetto anche ai pedali, seguendo lo stesso procedimento. Ci sarà un pedale che si occuperà di generare il suono distorto e un altro che avrà il compito di alzare il livello del segnale d'ingresso per aumentare la quantità di saturazione. La tendenza è, purtroppo, sempre quella di alzare il gain illudendosi che con più distorsione si riesca a suonare meglio. In realtà un segnale troppo saturo non ci aiuta affatto a suonare meglio, anzi ci costringe ad avere un suono poco definito. Un consiglio che mi sento di dare è quello di abbassare gradualmente il gain del canale distorto ed abituarsi a suonare con meno saturazione; in questo modo il nostro suono sarà molto più chiaro e, cosa molto importante, acquisterà maggiore dinamica rispondendo meglio al nostro tocco.

martedì 29 marzo 2016

SETUP FATTO IN CASA, REGOLAZIONI DI BASE SULLA CHITARRA ELETTRICA

Spesso si ricorre al liutaio anche per cose che potremmo fare da soli in casa, poi nella maggior parte dei casi non siamo soddisfatti del lavoro del liutaio perché non incontra le nostre preferenze. Parlo di action, altezza dei pickup e di tutte quello regolazioni che rientrano nella "sfera personale".
Di seguito pubblico un articolo che feci tempo fa per Strumenti Musicali, pubblicato a maggio 2010.

SETUP FATTO IN CASA, REGOLAZIONI DI BASE

Sono rare le volte in cui il setup di una chitarra nuova incontra a pieno le nostre preferenze, e anche un liutaio spesso non comprende quelle che sono le nostre esigenze. Che fare? Non ci resta che provare da soli!

Il problema di base è che non esistono regolazioni standard, ma regolazioni che rispecchiano il modo di suonare di ciascuno di noi. Ogni chitarra nuova ha un setup che si basa su specifiche di massima, che va poi personalizzato ed adattato al proprio tocco e al proprio stile. Innanzitutto è fondamentale accordare lo strumento, perché la tensione delle corde ne mette in evidenza lo stato. La prima cosa da controllare è il manico:basta premere il MI basso al primo e all'ultimo capotasto contemporaneamente e misurare la distanza della corda al centro del manico. Questa distanza deve essere di circa mezzo millimetro, che è quasi lo spessore di una carta di credito. Per modificare questa misura ci agisce sul truss rod, la vite posta ad una delle estremità della tastiera. Tirando il truss rod, cioè girando il bullone in senso orario, la distanza tra corda e tastiera diminuisce, viceversa allentandolo, quindi girando il bullone in senso antiorario, le corde si allontanano dalla tastiera. Chi ha un tocco "pesante" (come il sottoscritto!!) ha bisogno di aumentare questa distanza; sicuramente chi suona blues o rock predilige un manico che sia leggermente curvo. Chi invece si diletta ad usare la chitarra a mo' di mitraglia, sparando note a non finire, necessita di un manico il più possibile diritto. Una volta fatte le dovute regolazioni, si riaccorda lo strumento e si controlla l'altezza delle corde. Questa è soggettiva, ma fino ad un certo punto! Va misurata all'ultimo tasto: il MI cantino dovrebbe distare circa 2 mm dal manico, mentre il MI basso 2,5 mm. La regolazione dipende dal ponte; nei modelli tipo Floyd Rose o Tune'o'Matic si agisce sui piloni che ancorano il ponte al corpo della chitarra: alzandoli o abbassandoli varia l'altezza delle corde. Mentre sui ponti Tremolo Standard si agisce alzando o abbassando le sellette. Nel modificare l'altezza delle sellette è importante che queste mantengano il raggio di curvatura della tastiera. Solitamente si tende a tenere più alte le sellette delle corde RE e SOL per poi calare progressivamente verso il MI basso e il MI cantino. Esistono delle dime che misurano il raggio di curvature dalla tastiera che ci aiutano ad essere più precisi nella regolazione. Per il capotasto suggerisco di rivolgersi ad un liutaio, vista la "delicatezza" dell'argomento. Passiamo alla regolazione delle ottave. Questa regolazione consiste nell'intonare la chitarra al dodicesimo tasto: si deve confrontare l'intonazione della corda a vuoto con l'armonico al dodicesimo tasto e con la nota premuta sempre al dodicesimo tasto. La regolazione si fa spostando avanti o indietro le sellette del ponte. Se l'ottava è calante la selletta va spostata in avanti, verso il manico per intenderci, contrariamente se è crescente va spostata indietro. Se l'intonazione è calante l'ottava va allentata, mentre se è crescente va tirata, il contrario di quello che si fa con la corda a vuoto. Ad ogni spostamento della selletta la corda va riaccordata. Una volta fatta fatta questa regolazione, va regolata l'inclinazione del ponte. Nei ponti Tremolo Loking (Floyd Rose e derivati) è preferibile che la piastra del ponte sia parallela al corpo della chitarra. Questo fa in modo che la lama del ponte, che poggia sui piloni, lavori al meglio così da ottenere la massima tenuta dell'accordatura. Nei ponti tipo tremolo standard esistono due tipi di regolazione: una con il ponte appoggiato sul top e un'altra, più tradizionale, con la parte posteriore del ponte sollevata di circa 3 mm dal topo della chitarra. Ad ogni modo l'inclinazione del ponte dipende dal tiraggio delle molle. Questo varia grazie alle due viti che tengona la piastra alla quale è agganciata un'estremità delle molle (solitamente l'estremità fatta a cerchio). Avvitando le due viti aumenta il tiraggio delle molle e di conseguenza si avvicina il ponte al topo della chitarra. Naturalmente ogni variazione del tiraggio comporta il dover riaccordare lo strumento. A questo punto le regolazioni che riguardano la parte "liuteristica" della chitarra dovrebbero essere terminate; ci restano i pickup. Iniziamo dal single coil con poli in AlNiCo e dal pickup al manico. Premendo la corda all'ultimo tasto la distanza dal pickup dovrebbe essere di circa 2,5 mm al MI cantino e 3 mm al MI basso. Per i pickup al centro e al ponte si parte dagli stessi valori per poi avvicinarli in modo da cercare il giusto bilanciamento di volume. Il pickup al manico gode di una posizione privilegiata in quanto è il pinto in cui la corda vibra maggiormente ed emette il maggior volume. Più ci si sposta verso il ponte e più il volume diminuisce, quindi è importante bilanciare questo cambio di volume avvicinando progressivamente il pickup alle corde. E' importante però non avvicinarli troppo, perché il campo magnetico generato tende a stoppare le corde. I single coil ceramici e gli humbucker vanno gestiti nella stessa maniera, devono cioè essere distanziati di 1,5 mm al MI cantino e 2 mm al MI basso. Il fatto che il MI basso sia maggiormente allontanato dal pickup è dovuto dal diverso diametro delle corde. La corda vibra in senso circolare intorno a se stessa; una corda con diametro maggiore ha una vibrazione più pronunciata e tende, vibrando, ad avvicinarsi maggiormente al pickup rispetto ad una corda di diametro inferiore, generando così disparità di volume. Questo viene appunto compensato allontanando i bassi. A questo punto non ci resta che verificare se le regolazioni fatte sono di nostro gradimento. Un buon set up rende più suonabile il nostro strumento, am soprattutto ci invoglia ad imbracciarlo e non lasciarlo dentro la custodia.

Grazie a Romano Burini per la consulenza tecnica.