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giovedì 7 dicembre 2017

MODO LIDIO

MODO LIDIO




Questo lick è sviluppato tutto nel modo LIDIO, in particolare in A lidio (quarto grado della scala di E maggiore). La progressione armonica è molto semplice, sono due accordi: A - B/A. Mantenere al basso il A e alternare il A maggiore con il B maggiore fa si che la progressione sia lidia. La particolarità di questo lick è nell'usa della leva del vibrato che conferisce ancora di più quel tipico "sapore" lidio.




venerdì 1 dicembre 2017

ACCORDI ARPEGGIATI E PENNATA

ACCORDI ARPEGGIATI E PENNATA






In questo arpeggio ho posto l'attenzione al verso delle pennate. Non ho seguito il solito schema della pennata alternata, ma ho cercato di usare delle pennate che potessero mettere in risalto determinate note. E' un metodo molto usato quello di gestire il verso della pennata per poter gestire la dinamica delle note.



giovedì 16 novembre 2017

PENTATONICA E TAPPING

PENTATONICA E TAPPING






In questo lick utilizzo una scala pentatonica di D maggiore su una progressione di D e Bm. La terza battuta vede una lunga parte in tapping dove la mano destra esegue delle note prese dalla pentatonica di D maggiore in forma A, mentre la mano sinistra esegue la pentatonica di D maggiore in forma E.
La particolarità è lo spostamento di accenti nella parte in tapping, proprio la mano destra accenta una nota ogni 3 creando quindi un TRE su QUATTRO. L'effetto è molto interessante, si ha l'impressione di essere disorientati.



lunedì 16 maggio 2016

IL COMPRESSORE

Pubblico un articolo che scrissi tempo fa per Strumenti Musicali. Si parla di COMPRESSORE.

IL COMPRESSORE.

Il compressore è uno di quegli effetti che in pochi riescono realmente a comprendere e ad utilizzare. Ma le sue applicazioni, in questo caso nel campo della chitarra, sono veramente molto utili ed interessanti.

Prima di tutto capiamo cos’è un compressore: il compressore è un dispositivo che controlla il volume. In pratica agisce sul volume di un segnale costringendolo all’interno di una soglia prefissata. Esistono due tipi di compressione: downward compression che comprime i picchi di volume e upward compression che invece aumenta il volume del segnale qualora sia troppo basso. Il risultato del processo di compressione è la diminuzione della dinamica del segnale. La dinamica è l’intervallo di volume dentro il quale è racchiuso il segnale, il compressore fa in modo di variare questo intervallo comprimendolo, appunto, ad un valore minore. Per fare un esempio prendiamo in esame dei valori del tutto inventati: se il nostro segnale va da 20dB a 50dB, con un intervallo dinamico di 30dB, potremmo fare in modo che questo intervallo diventi di 20dB variando il minimo a 25dB e il massimo a 45dB. Oppure, sempre con lo stesso segnale, potremmo fare in modo di diminuire lo stesso l’intervallo dinamico aumentando il picco massimo, passando da 40dB a 55dB. In questo caso l’intervallo sarà di 15dB ma il volume generale del segnale risulterà più alto.
Fisicamente un compressore è un amplificatore a guadagno variabile che ha il compito di ridurre l’intervallo dinamico. Esistono compressori analogici composti da amplificatori controllati in tensione che riducono il guadagno all’aumento del segnale in ingresso; oppure compressori ottici i quali utilizzano un diodo sensibile alla luce il quale riconosce le variazioni della luce che è soggetta ai cambiamenti del segnale in ingresso.
I parametri principali sono quattro: treshold, ratio, attack e release. Il treshold è il valore della soglia oltre la quale il compressore entra in funzione, da notare che la compressione agisce solo sulla parte di segnale che oltrepassa la soglia. Ratio è il rapporto di compressione cioè quanto il segale deve essere compresso. Solitamente il valore varia da ∞:1 a 1:1; nel primo caso la compressione reale è di 60:1 e la parte del segnale che oltrepassa la soglia viene riportato al valore della soglia stessa; nel secondo caso la compressione è del tutto inesistente. Nella chitarra solitamente il rapporto di compressione è di 4:1 il che significa che se all’ingresso del compressore il segnale è di 4dB all’uscita verrà ridotto a 1dB. Il parametro Attack serve a definire quanto velocemente il compressore deve entrare in funzione: più sono lunghi i tempi di attacco maggiore sarà la dinamica del segnale. Nella chitarra raramente si usano tempi di attacco troppo veloci, perché la tendenza è quella di fare in modo che la compressione entri in funzione dopo la pennata. Il suono del plettro che “sbatte” sulla corda è la parte iniziale della nota ed è quella che permette al nostro orecchio di percepire quella nota come “definita”. Comprimere anche quella parte porterebbe ad una perdita di definizione che si traduce in “ma perché la chitarra non esce?”. Il Release invece è il tempo che impiega il compressore a disattivarsi una volta che il segnale torna al di sotto della soglia.
Questi due parametri, Attack e Release, sono gestiti in maniera diversa da compressore a compressore. Nei compressori che lavorano in RMS Mode questi valori sono regolati automaticamente in base alle caratteristiche del segnale, invece nei compressori in Peack Mode i valori di Attack e Release sono modificabili dall’utente. Nei compressori più sofisticati esiste un altro parametro che si chiama “Curva di compressione” che ci permette di stabilire se e quanto smussare l’angolo della curva di compressione. Quando il compressore entra in funzione il segnale subisce una forte variazione che può essere “addolcita” e resa più lineare grazie a questo parametro. Una curva più leggera (soft knee) rende la compressione molto più naturale.

Nella chitarra il compressore trova svariate applicazioni in base al genere musicale e al tipo di suono che si utilizza. Nelle ritmiche funk si usa molto il compressore per livellare il volume delle note. In questo modo la ritmica risulta più omogenea e di conseguita è più efficace nel mix del brano. Altra situazione in cui il compressore è molto utilizzato è quella degli arpeggi. Nell’arpeggiare un accordo succede spesso che le note non vengano suonate tutte con lo stesso volume e questo rende l’arpeggio poco omogeneo e brutto da sentire, con il compressore si riesce a livellare il volume delle note in modo che suonino tutte uguali. Altra caratteristica importante del compressore è quella di aumentare il sustain della nota, prolungandola per un tempo maggiore. In pratica ogni volta che la nota tende a diminuire di volume il compressore la riporta dentro al valore minimo impostato, naturalmente finché ci riesce. Questo ci dà la possibilità, in presenza di note lunghe, di rendere più uniforme il volume di emissione della nota dal momento che viene suonata fino a che non viene stoppata. Un esempio è il solo di “Another brick in the wall” dei Pink Floyd dove le note sono prolungate oltre ogni limite. Quando si usa il wha-wha il compressore è utile sia ad eliminare i picchi sulle alte frequenze che spesso risultano fastidiosi, sia in fase di mix, a rendere più presenti quelle ritmiche che a volte risultano poco intellegibili. L’unica raccomandazione è di andarci piano con la compressione per evitare di appiattire troppo la dinamica: il compressore è molto utile ma anche molto pericoloso.

lunedì 2 maggio 2016

DISTORSORE O OVERDRIVE?

Pubblico un articolo che scrissi tempo fa per STRUMENTI MUSICALI. Si parla di differenza tra distorsore e overdrive.

DISTORSORE O OVERDRIVE?

L'eterno dilemma di chi non sa decidersi! Sarà meglio il distorsore o l'overdrive? Ma poi che differenza c'è?

Prima di addentrarci in spiegazioni più o meno tecniche iniziamo dal concetto di "distorsione". Per distorsione si intende un'alterazione della forma originale di un'immagine, un suono o, in via del tutto astratta, di un pensiero. Alla luce di questo la distorsione è vista come un difetto, o meglio un effetto indesiderato. Per capirci meglio un dispositivo Hi-Fi si comporta in maniera lineare restituendo all'uscita lo stesso segnale che si trova all'ingresso, lasciandone inalterate le caratteristiche. Nel mondo dell'amplificazione per chitarra, invece, non vale questo principio, soprattutto per noi chitarristi che invece facciamo della distorsione il nostro asso nella manica. Passiamo a descrivere fisicamente cosa si intende per distorsione e cosa per overdrive. Nel caso della distorsione la forma d'onda in ingresso viene "squadrata", viene cioè trasformata da sinusoide in onda quadra. Nel caso dell'overdrive, invece, abbassata in modo che i suoi picchi siano contenuti all'interno del range prestabilito; non viene fatto alcun taglio alla forma d'onda. Quindi concettualmente stiamo parlando di due processi completamente diversi sia da un puntao di vista fisico che elettronico.
La distorsione si ottiene partendo da un dispositivo chiamato "Trigger di Schmitt" (un amplificatore operazionale) che trasforma l'onda "sinusoidale" in ingresso in un'onda quadra. L'onda quadra generata, che è il segnale distorto, viene miscelato al segnale "pulito" proveniente dalla chitarra tramite un controllo che può chiamarsi "DIST" o "GAIN"a seconda delle case produttrici. L'overdrive invece si ottiene portando a saturazione il preamplificatore senza modificare in alcun modo la forma d'onda. Il classico suono overdrive è quello tipico degli anni settanta, ottenuto regolando il volume degli amplificatori al massimo- L'unico inconveniente a quei tempi era appunto il volume, problema poi risolto aggiungendo un potenziometro che regola il volume di uscita del preamplificatore. Grazie a questo potenziometro è possibile portare il preamplificatore a saturazione mantenendo dei volumi accettabili. Quindi è chiaro che la saturazione avviene quando il volume del segnale ha raggiunto il suo limite massimo, ma questo comporta anche uno schiacciamento della dinamica. Un suono molto saturo è, per sua natura, un suono poco dinamico. Se suoniamo con un suono molto distorto e proviamo ad abbassare il potenziometro del volume della chitarra ci accorgiamo che il volume non diminuisce. Quello che diminuisce è la quantità di distorsione, il guadagno. La dinamica diminuisce all'aumentare della saturazione, quindi dinamica e saturazione non vanno assolutamente daccordo, ma c'è un modo per farli coesistere. Negli anni ho imparato, da chitarristi molto più bravi di me, come poter rendere dinamico un suono molto saturo: la soluzione maggiormente praticata è quella del boost. Si parte da un suono molto saturo e si abbassa gradualmente il gain, poi si aggiunge un pedale, ad esempio un overdrive, con il gai quasi a zero e il volume quasi al massimo. In questo modo non facciamo altro che aumentare il volume del segnale di ingresso dell'amplificatore e di conseguenza di conseguenza aumentare la saturazione del canale stesso. Il pedale in questio può essere un overdrive, un distorsore, un equalizzatore, un compressore, la scelta va fatta in base al risultato che vogliamo ottenere, l'importante è che questo pedale abbia la possibilità di aumentare il volume del segnale. Esistono pedali nati per compiere questo semplice compito, si chiamano boost. Il concetto è molto semplice: se l'amplificatore lavora, ad esempio, moltiplicando per dieci il guadagno del segnale in ingresso, è facile capire che se il segnale in ingresso vale uno quello che esce è dieci, se invece vale dieci uscirà cento. A questo punto la quantità di saturazione è gestita dal pedale e l'amplificatore può lavorare ad un guadagno tale da non compromettere troppo la dinamica. E' possibile applicare questo concetto anche ai pedali, seguendo lo stesso procedimento. Ci sarà un pedale che si occuperà di generare il suono distorto e un altro che avrà il compito di alzare il livello del segnale d'ingresso per aumentare la quantità di saturazione. La tendenza è, purtroppo, sempre quella di alzare il gain illudendosi che con più distorsione si riesca a suonare meglio. In realtà un segnale troppo saturo non ci aiuta affatto a suonare meglio, anzi ci costringe ad avere un suono poco definito. Un consiglio che mi sento di dare è quello di abbassare gradualmente il gain del canale distorto ed abituarsi a suonare con meno saturazione; in questo modo il nostro suono sarà molto più chiaro e, cosa molto importante, acquisterà maggiore dinamica rispondendo meglio al nostro tocco.

giovedì 31 marzo 2016

L'IMPORTANZA DEL CAVO

Pubblico un mio articolo, scritto tempo fa per Strumenti Musicali, su come è fatto un cavo.

IL CAVO E LE SUE CARATTERISTICHE.

Il cavo è l'oggetto incaricato di far viaggiare il suono dalla chitarra all'amplificatore.

Parlare di differenze tra un cavo e l'altro è un argomento ostico. C'è chi dice che sono tutti uguali e chi, invece, sostiene che ci sono enormi differenze tra un cavo e l'altro. La verità come sempre sta nel mezzo. Partiamo con il dire che il cavo perfetto è quello che non c'è! Cioè un cavo deve essere trasparente e condurre il segnale senza influenzarlo in alcun modo. Fisicamente un cavo è composto da due conduttori sovrapposti (cavo coassiale), separati da un isolante. Il conduttore interno ha lo scopo di trasportare il segnale, mentre quello esterno è l'elemento schermante, cioè ha il compito di preservare il conduttore interno dalle interferenze. A separare questi due elementi c'è il dielettrico, uno strato di materiale che si trova intorno al conduttore centrale. Per la sua costruzione il cavo si comporta come un condensatore e in quanto tale è soggetto a induttanza e capacità. Analizzando nel dettaglio le parti che lo compongono, possiamo dire che un cavo di buona qualità deve essere costruito con materiale di buona qualità. Il rame più adatto è il rame OFHC, oxigen free high conductivity, puro al 99,9%. Particolarmente esente da ossigeno e perciò apprezzato per le applicazioni che richiedono altissima conduttività e malleabilità. Un buon cavo deve avere un numero di trefoli elevato, cioè il conduttore in terno deve essere composto da molti fili intrecciati in modo da aumentarne lo spessore e di conseguenza migliorarne la migliorarne la capacità conduttiva. Infatti maggiore è lo spessore del conduttore interno e minore sarà la resistenza che questo offrirà al passaggio del segnale. Da un punto di vista puramente elettronico, sarebbe meglio se il conduttore centrale fosse un unico elemento, questo però comporta una minore malleabilità e una maggiore propensione al danneggiamento. Un elemento composto da fili intrecciati è molto più malleabile e meno soggetto a pieghe che ne limiterebbero l'efficenza. L'elemento che caratterizza maggiormente l'efficenza del cavo è il dielettrico. Questo è posto tra l'elemento conduttivo e l'elemento schermante e, come dicevo prima, trasformo il cavo in un condensatore. Il materiale in cui è composto il dielettrico è il polietilene, compatto o espanso. Dalla qualità del polietilene dipende l'effetto capacitivo del dielettrico. Questo si comporta da filtro passa-basso, minore è la qualità maggiore è la capacità, di conseguenza aumenta l'attenuazione delle alte frequenze. A proteggere il cavo, infine, c'è la guaina in PVC (polivinilcloruro), materiale usato per la sua flessibilità e durata nel tempo. Se decidiamo di costruirci il nostro cavo da soli in casa è importante prendere in considerazione determinati parametri elettrici che poi andranno a caratterizzare il suono finale. Partiamo dall'attenuazione, cioè la diminuzione di intensità subita dal segnale durante l'attraversamento del cavo. Questo fattore dipende dallo spessore del conduttore interno: maggiore è il suo diametro minore sarà l'attenuazione del segnale. Dipende poi dalla composizione del conduttore esterno: più è efficace la sua azione schermante minore p l'attenuazione. Infine dalle caratteristiche del dielettrico: minore p la sua costante elettrica, minore risulta l'attenuazione. Altro fattore molto importante è l'impedenza, vale a dire l'opposizione che qualsiasi circuito offre al passaggio della corrente elettrica. Il cavo è un circuito elettrico a tutti gli effetti- E' importante che "l'impedenza caratteristica" di un cavo, che è il rapporto tra tensione applicata e corrente assorbita, sia la minore possibile.
L'efficienza di schermatura: con tale termine si denomina la capacità del conduttore esterno di opporsi alle interferenze elettromagnetiche esterne; oggi l'etere ne è pieno e il cavo è un'antenna che capta qualsiasi tipo di interferenza gli gira attorno. A completare il "pacchetto" ci sono i connettori. I criteri che secondo me dovrebbero indirizzarci verso la scelta del connettore giusto sono la robustezza, ossia la resistenza a possibili urti o calpestamenti vari, cose molto frequenti su un palco; l'assemblaggio del connettore: meglio un jack realizzato a monoblocchi che uno realizzato in più parti assemblate nel quale si avranno una serie di resistenze di contatto probabilmente superiori alla resistenza dell'intero cavo, senza considerare poi l'inconveniente tipico del distaccamento della pinta, che spesso e volentieri rimane dentro l'ingresso della chitarra o dell'amplificatore. Poi la precisione delle misure: a prima vista tutti i jack sembrano uguali, ma un connettore fuori tolleranza può danneggiare lo strumento o non assicurare un buon contatto. Come ultima cosa ascoltare! E' importante mettere a confronto i cavi e capire le differenze sonore che ci sono, come si fa con le chitarre, con gli amplificatori o con i pedali. Naturalmente stiamo parlando di variazioni infinitesimali se rimaniamo su cavi di alta qualità, ma diventano enormemente udibili se confrontiamo cavi "economici", dotati di connettori pressofusi in plastica, con cavi professionali con tutte le carte in regola. Diffidate di chi pubblicizza un cavo come "questo cavo enfatizza i bassi" oppure "questo cavo enfatizza gli alti e rende il tuo suono più brillante". Il cavo è un elemento passivo, non enfatizza ma taglia, è un filtro. Quindi se da un cavo sentite più frequenza basse è perché vengono tagliate le alte frequenze (effetto capacitivo) e non va bene! Il concetto fondamentale è: perché risparmiare sui cavi quando spendo montagne di euro su chitarre e ampli? I cavi sono la parte del nostro setup che è responsabile del passaggio del segnale dalla chitarra all'amplificatore, quindi possono influire attivamente sul nostro suono.